La barzelletta del contadino che dà dieci euro alle galline: il finale ti farà scoppiare a ridere

Ridere è una faccenda seria. Lo sapevano bene già i Romani, che ridevano volentieri delle disgrazie altrui — il cosiddetto humor nero all’antica — e dei difetti fisici, considerati fonte inesauribile di comicità. La scienza, dal canto suo, spiega che ridiamo perché il cervello percepisce un’incongruenza cognitiva: ci aspettiamo una cosa, ne arriva un’altra, e quella sorpresa genera piacere. È la teoria dell’incongruenza, la più accreditata in psicologia dell’umorismo. Ma non siamo i soli a farlo: anche i ratti e gli scimpanzé ridono, o qualcosa di molto simile — emettono suoni ritmici durante il gioco che ricordano la risata umana. La differenza? Noi abbiamo sviluppato la capacità di ridere di situazioni astratte, paradossi e — soprattutto — della burocrazia.

La barzelletta del contadino e le galline

Un contadino sta ammirando il proprio allevamento di galline all’aria aperta. A un certo punto si avvicina un tipo distinto e gli chiede:

«Belli i suoi polli! Cosa mangiano?»

«Ah, guardi… gli do solo roba di prima qualità, costosissima!» dice orgoglioso il contadino.

«Ma come, non si vergogna? Io sono un commissario della FAO incaricato di multare chi spreca cibo. Adesso le farò pagare 1000 euro di multa!»

Qualche giorno dopo, l’allevatore viene avvicinato di nuovo da qualcuno:

«Belli i suoi polli! Cosa mangiano?»

L’allevatore, ricordandosi del tizio precedente, risponde cauto:

«Ah… roba da poco, scadente, di scarto…»

«Ma come, non si vergogna? Io sono della protezione animali e presto le farò arrivare 1000 euro di multa!»

Dopo un’altra settimana, ricevute entrambe le multe, l’allevatore viene nuovamente fermato da un ammiratore:

«Che belli i suoi polli! Cosa mangiano?»

«Ah, guardi, io faccio così: gli do dieci euro a testa e si comprano quello che vogliono.»

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su una escalation di frustrazioni che porta il protagonista a una soluzione assurda ma, in qualche modo, perfettamente logica. Il contadino prova a fare la cosa giusta — prima con generosità, poi con parsimonia — e viene punito in entrambi i casi. La risposta finale è un cortocircuito brillante: se qualunque scelta porta a una multa, tanto vale delegare la decisione alle galline stesse. È la satira perfetta contro la burocrazia kafkiana, quella che punisce sia chi abbonda sia chi risparmia, lasciando come unica via d’uscita il paradosso assoluto.

  • Prima risposta: troppo lusso → multa
  • Seconda risposta: troppa miseria → multa
  • Terza risposta: autonomia finanziaria ai polli → nessuna risposta possibile

Un finale che, a ben pensarci, dice più sulla burocrazia italiana di qualsiasi analisi sociologica.

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