La barzelletta dell’allevatore e la FAO ti farà ridere fino alle lacrime: il finale lascia senza parole

La risata è una delle poche cose che accomuna tutta l’umanità, indipendentemente da lingua, cultura o latitudine. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta abbastanza precisa: il cervello umano ride quando percepisce un’incongruenza risolta in modo inaspettato — è la cosiddetta teoria dell’incongruenza, studiata da filosofi come Kant e Schopenhauer ben prima che arrivassero i neuroscienziati. Quando la nostra mente si aspetta una cosa e ne riceve un’altra, scatta qualcosa di irresistibile. E non siamo i soli: i ratti, se solleticati, emettono ultrasuoni che gli studiosi interpretano come una forma primitiva di risata. Anche gli scimpanzé “ridacchiano” durante il gioco. Siamo in buona compagnia, insomma.

Nella storia, l’umorismo ha sempre rispecchiato i valori (e i vizi) della società. Gli antichi Romani erano maestri dell’ironia politica e sociale: i graffiti di Pompei erano spesso battute feroci su vicini di casa, politici e personaggi pubblici. Cicerone stesso aveva una collezione di battute — il De Oratore ne contiene parecchie. Si rideva di avari, cornuti e aspiranti nobili. In fondo, tremila anni di storia e il materiale comico è sempre lo stesso.

La barzelletta del contadino e i polli democratici

Un contadino sta ammirando il proprio allevamento di galline all’aria aperta. A un certo punto si avvicina un tipo distinto e gli chiede:

– Belli i suoi polli! Cosa mangiano?

– Ah, guardi… gli do solo roba di prima qualità, costosissima! – dice orgoglioso il contadino.

– Ma come, non si vergogna? Io sono un commissario della FAO incaricato di multare chi spreca cibo. Le farò pagare 1000 euro di multa!

Qualche giorno dopo l’allevatore viene avvicinato da un’altra persona:

– Belli i suoi polli! Cosa mangiano?

L’allevatore, ricordandosi del tizio di prima, risponde cauto:

– Ah… roba da poco, scadente, di scarto…

– Ma come, non si vergogna? Io sono della protezione animali e le farò arrivare 1000 euro di multa!

Dopo una settimana, l’allevatore — nel frattempo alleggerito di duemila euro — viene nuovamente avvicinato da un ammiratore dell’allevamento:

– Che belli i suoi polli! Cosa mangiano?

– Ah, guardi, io faccio così: gli do dieci euro a testa e si comprano quello che vogliono.

Perché fa ridere?

È il meccanismo classico della regola del tre: due situazioni parallele costruiscono un’aspettativa, la terza la ribalta in modo assurdo. Il contadino, messo alle corde da ogni risposta “corretta”, trova una soluzione talmente illogica da essere geniale — e soprattutto inattaccabile. La burocrazia punisce chi sbaglia, ma non può fare nulla contro chi delega la scelta direttamente ai polli. C’è anche una satira sottile sul funzionamento delle istituzioni: qualunque cosa tu faccia, qualcuno ha il modulo giusto per multarti. L’unica via d’uscita? Tirarsene fuori del tutto — e lasciare decidere le galline.

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