La barzelletta dei pensionati con l’ascensore rotto ti farà ridere e piangere allo stesso tempo

Ridere fa bene, lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: il cervello umano percepisce il comico quando si crea un’incongruenza tra ciò che ci aspettiamo e ciò che invece accade. È il cosiddetto “effetto sorpresa cognitiva”, studiato da psicologi e neuroscienziati. La risata, poi, libera endorfine, abbassa il cortisolo e — dulcis in fundo — rafforza i legami sociali. Non siamo i soli a ridere: anche i ratti, gli scimpanzé e i cani producono suoni assimilabili alla risata durante il gioco. Ma nessuno, bisogna ammetterlo, ha mai inventato una barzelletta sui pensionati. Quello resta territorio esclusivamente umano.

Nella storia, l’umorismo ha assunto forme molto diverse. Gli Antichi Romani, per esempio, erano ghiotti di battute sui difetti fisici altrui, sulle mogli fedifragi e sui politici corrotti — con buona pace della satira moderna, che di originale ha meno di quanto pensi. Il primo libro di barzellette della storia, il Philogelos (“l’amante del riso”), risale proprio all’epoca greco-romana e contiene già freddure sugli stupidi, sui medici incompetenti e sugli avari. Insomma: cambia il contesto, ma l’essere umano ride sempre delle stesse cose.

La barzelletta dei pensionati in villeggiatura

Una comitiva di pensionati va in villeggiatura al mare. Dopo una lunga passeggiata, tornano in hotel a riposarsi… ma c’è un problema: l’ascensore è guasto. Rassegnati, cominciano a salire le scale piano piano. Ci vuole un’eternità: stanno all’ultimo piano, sono stanchi, vorrebbero solo crollare sul letto.

Per tenersi su di morale durante la salita, si raccontano barzellette a turno. Solo uno di loro tace, sempre in silenzio.

Gli altri lo incalzano: “Ora tocca a te! Non ne sai nemmeno una?”

Lui risponde ridacchiando: “Ne so una che vi farà morire dal ridere! Ve la racconto solo quando saremo arrivati in cima.”

Finalmente, con gli ultimi fiati rimasti, raggiungono l’ultimo piano. Gli amici, curiosi e con le ginocchia a pezzi, lo guardano in attesa.

E lui: “La barzelletta è che siamo arrivati fin quassù… ma abbiamo dimenticato di passare dalla reception a farci dare le chiavi della stanza!”

Perché fa ridere (e fa anche un po’ male)

Questa barzelletta è un esempio perfetto di umorismo assurdo a costruzione lenta. Il meccanismo comico si basa su due livelli:

  • L’attesa prolungata: tutta la salita serve a creare tensione narrativa e aspettativa. Il lettore — come i personaggi — si aspetta una barzelletta classica con una punch line.
  • Il ribaltamento finale: la “barzelletta” non è una storia inventata, ma la situazione reale che stanno vivendo. La punch line è la realtà stessa, ancora più crudele di qualsiasi freddura.

In sostanza, la vera vittima della battuta è chi ride: il lettore si identifica con i poveri pensionati, ride di loro e poi realizza di aver tirato anche lui un sospiro di sollievo inutile. Un piccolo capolavoro di comicità involontaria — o forse no.

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